Ritorno notturno da insonnia. Riflessioni: il senso di vuoto.

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Arriva il momento in cui lo capisci cos’è che ti fa stare male. Non è l’amore perduto i sogni infranti o il futuro da reinventare. No: è il senso di vuoto. La mancanza di senso.

E ti sembra che per colmarlo vada bene qualunque cosa. Anche una minestra riscaldata. O un arrosto bruciato, cotto così a lungo da lasciare solo qualche brandello di carne rinsecchita attaccata ad un pezzo d’osso, consumato dal rancore.

Ed è proprio allora che devi fermarti a riempirlo quel vuoto. Ma solo di te.

Soffri, ma fermati.

Non telefonare.

Non scrivere.

Non piangere.

Aspetta che ti trapassi la bolla d’aria che preme da dentro, tra lo stomaco e i polmoni. Fermati ad ascoltare quel senso d’impotenza che scalpita. Che vorrebbe prendere il telefono. Parlare. Scrivere. Piangere.

Riacciuffa l’anima impaurita che vuole fuggire. E’ lì che deve stare.

Al centro di te.

Perché è la tua vita e deve essere piena di te.

Perché quando ti specchi Viv, è te che devi vedere.

In quei momenti riscopri ciò che ti piace. E dietro a ciò che ti piace ci sei tu, con la tua creatività che sorregge i momenti bui  e ti porta lontano dalle debolezze, ti fa guardare avanti, ti fa progettare e costruire, giorno dopo giorno, il TUO futuro.

Un futuro da sola o con qualcuno che desideri camminarti a fianco.

Intanto, però, pensa ad ora.

Anzi, ora vai a dormire. Domattina se ne riparla.

Notte…

Il sipario si chiude.

Ci vuole coraggio. E tu ne hai Viv.

Hai coraggio a lasciare andare qualcuno che vorresti restasse a tutti i costi.

Il coraggio di ricacciare dentro le lacrime, perché quando è la cosa più bella che hai vissuto devi essere felice, non puoi piangere, Vivian.

Ma sei forte, tu.

E’ arrivato il momento. Nel momento più bello.
E tu lo sai che resterà, per sempre, nel tuo cuore. In un angolino segreto. Solo tuo.

E va bene così.

L’amore più breve e intenso che tu abbia mai vissuto. Ed è dura. Ma necessaria, la scelta.
Basta Vivian, bisogna essere forti e fare quello che è meglio per te. Quello che ti farà soffrire di meno.

Lui c’è. E ci sarà per sempre. Lo sai. Ma non accanto a te. Lui non può. Non ce la fa.
Lui è più razionale di te, Viv.
Lui vive la magia dell’amore, si fa trasportare, in alto.
Ma, poi, torna sempre a terra. Nella sua terra.

Tu, invece, Viv, vuoi qualcuno che ti resti accanto.

Lui non va più bene per te. La sua parte è finita. Deve uscire di scena.

E’ stato la cosa più bella che potesse capitarti. E’ arrivato al momento giusto.
Ed è stato tutto ciò di cui avevi bisogno: amore, passione, dolcezza, romanticismo.
Ti ha fatto sentire bella, intelligente, speciale, ma soprattutto viva.
Ti ha aiutata a riconquistare l’autostima perduta.

Lui è speciale.

Tu fortunata.

Si ricomincia.

 

Uno scoglio in mare aperto

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Nulla mi aspettavo da quella sera. Una sera qualunque, come tante altre.

Mi trovavo incastrata in una vita insulsa, senza soluzione. I pensieri ruotavano inquieti nella mia testa e quel bisogno di modificare, cambiare qualcosa, mi tormentava.

Avevo bisogno di una soluzione, dovevo trovarla. Qualcosa che deviasse il percorso di quel pensare inutile, a vuoto, di una vita incuneata nella spirale del nulla.

Un’estate difficile era appena passata. Vacanze forzate, trascorse senza desideri, senza entusiasmo. Dovevano passare. E così è stato. Tre settimane infinite. Ma erano passate.

E adesso? Un altro inverno così? No, non posso farcela.

Eppure, di lì a breve, il vento fresco dell’autunno avrebbe deviato il percorso delle mie anonime giornate. Avevo bisogno di una piccola spinta. Di un motivo.

Quel motivo apparve, dal nulla. Non sapevo chi eri. Non conoscevo il tuo aspetto. Eppure qualcosa mi diceva che non eri lì per caso. Eri diverso. Eri speciale. Eri lì per me. Quel piccolo aiutino di cui avevo tanto bisogno.

Inconsapevole, un’altra fase della mia “nuova vita” stava per iniziare. Un altro piccolo mattone veniva posato ed io ancora non lo sapevo. Stavo crescendo, tra lacrime, ansie e paure. Crescevo. Cambiavo.

Ricordo ancora quel messaggio. Era conciso ma c’era tutto di te, comprese un po’ di bugie, che mi svelasti quasi subito. Non leggevo solo parole. Qualcosa di quello sconosciuto mi somigliava. Io avevo bisogno di te. Tu di me.

Nel leggerlo ero, al tempo, euforica e diffidente. Avevo paura di quello sconosciuto, eppure ne ero attratta. Volevo sapere qualcosa in più di te prima di svelarmi.
Tu, però, avevi lo stesso timore.
Allora tentai. Qualcosa mi diceva che potevo fidarmi.

Che eccitazione parlarti senza sapere chi eri! Più lo facevo e più questa novità mi entusiasmava.
Per un po’ andò avanti così. Poi, un giorno, tu mi chiamasti. Ed io sentii la tua voce, per la prima volta. Mi piaceva, era familiare. Era dolce e rassicurante.

Passarono molti giorni prima del nostro incontro. Giorni pieni di entusiasmo. Parole dolci e confidenze accompagnavano le nostre serate. Quelle lunghe conversazioni mi scaldavano il cuore. Sapevo che c’eri. Sempre. Uno scoglio in mare aperto.

Poi ci incontrammo…

Un altro agosto. Un anno intero.

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Vacanze così lunghe non ne ho mai fatte.

È trascorso un anno e tu, come l’anno passato, sei in vacanza con lei. Una donna di cui non ti importa nulla.
Dici.
Però sei con lei e non con me.
E mi dici che mi pensi, ogni giorno.
Però sei con lei. Io, invece, sola.
Di nuovo su un treno che mi sta portando dagli amici.
Per impegnarmi il tempo. Tutto il tempo di queste lunghe ferie. Trascorse in apnea, a fare cose non desiderate. Tanto per riempire il tempo.
Giornate piene di dolore e di rimpianto per non essere riuscita a realizzare quella vita immaginata. Per l’impotenza che sento, per questo dolore, indomabile.
Incolmabile.
Penso, e non dovrei, al tuo sorriso.
Al tuo odore.
Alla tua pelle.
E piango.
Ma penso anche a ciò che eri quando non ti vedevo. Quando non eri con me.
E provo tristezza.
Dovrei provare orrore. Eppure sento una triste tenerezza, che mi avvolge e mi coccola.
Si dice che per superare un grande dolore bisogna lasciare che ti trapassi, che ti invada, con tutta la sua forza. Poi se ne andrà.
Un giorno mi sveglierò e tutto sarà passato.

Un giro completo

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Adesso è vero. Deciso. Doloroso ma neppure tanto difficile.

E’ trascorso un intero anno. trecentosessantacinque giorni in cui non ho fatto altro che resistere all’evidenza e piangere. Ogni santo giorno. Caspita quanto ho pianto!

E’ curioso come mi sia improvvisamente svegliata dal torpore del passato. Da un momento all’altro ho deciso di mollare la presa. Come un coccodrillo che stringe la preda con i denti serrati, sino a quando quella non spira.
Io ho mollato.
Che sollievo!

Ho cominciato a volermi bene, credo per la prima volta in vita mia.
Non è accaduto per caso. Nulla, credo, accada per caso.
Avevo, stupidamente, ricominciato ad investire in lui. Che sciocca.
Mi ha deluso un’altra volta. L’ultima, però.

E’ stato semplice. Naturale. Ho mollato. Punto.
Lui ancora mi gira intorno. Non vuole rinunciare al suo riferimento. A colei che lo ha sempre appoggiato. All’isola dove approdare nei momenti di smarrimento.
L’isola sta sprofondando. Tra poco sarà sommersa e non si vedrà più.

Trascorrerò questa estate con una nuova consapevolezza. So che non sarà bella, mi sforzerò, però, di sorridere ogni giorno.

Ho pianto troppo.

I love myself…

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La confusione regna indiscussa nella mia testa. La nostalgia, la delusione del passato e la paura del presente si alternano all’entusiasmo per l’ignoto futuro.

Mille progetti albergano nella mia mente, debole si. Ma il cuore, forte di nuova energia, vuole esplodere in nuove cose, nuovi amori!
Tuttavia, quando parlo di amore non penso ad un uomo ma ad un progetto di vita, qualcosa di veramente mio. Qualcosa che rinasca dalle mie ceneri.
Si, perché sotto quelle ceneri ancora fumanti c’è il borbottio della mia anima ferita, che, con una forza ritrovata, vuole uscire prepotentemente allo scoperto!

Tutto ciò accade mentre “lui mi gira intorno”, come un leone. Ho provato anche ad allontanarmi, cercando di non vederlo e non sentirlo. Credo, infatti, sia l’unico modo per voltare veramente pagina. Ma lui è lì, non demorde. Mi allontana per un po’ e poi riparte all’attacco.

A volte mi devasta psicologicamente. Eppure non posso farne a meno. Forse non sono abbastanza coraggiosa. Mah!

In ogni caso io non mi fermo, anche se potrebbe sembrare il contrario. Di strada ne ho fatta e continuerò a farne.

La fine del nostro matrimonio mi ha tolto moltissimo, in termini di certezze. Ciò che mi restituisce, però, è ancora di più e più importante. La consapevolezza di tante mie debolezze, per dirne una, sulle quali sto lavorando incessantemente per ricostruirmi.

Io non mi conoscevo! Dentro me c’era un’estranea, un’intrusa, una che remava contro!

Solo ora me ne rendo conto.

Ciò che ri-scopro non mi dispiace affatto: da lì ripartirò.

Oggi è così: smarrita.

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A volte mi domando se ho fatto la scelta giusta.

Si, perché l’ho voluto, ho fatto di tutto perché questa storia finisse. Mi sentivo un animale in gabbia. Ero infelice e insoddisfatta.

Tanto che il giorno in cui mi hai lasciata non ero sconvolta. Ho accettato la tua decisione in modo pacato quasi come la morte di un malato terminale: “ha finito di soffrire”.

Ora, però, mi chiedo: non sopportavo il tuo modo di trattarmi, non sopportavo i tuoi amici, odiavo la vita dorata che tu amavi. Allora, perché adesso tutto questo mi manca?

Ora non ho più tutto quello che mi rendeva infelice, ma sono ancora più infelice perché non ho più nulla.

Perché era l’amore che mi mancava. Tutto il resto sarebbe stato bellissimo se ci fosse stato l’amore. Avrei guardato quella vita con occhi diversi.

E’ un sogno ricorrente quello in cui mi licenzio dal mio lavoro, il lavoro che ho scelto per necessità. Mi licenzio per tornare a fare il lavoro di un tempo, quello che mi piaceva tanto, il lavoro creativo, divertente, ma mal pagato, precario. Nel sogno mi dispero, mi pento. Mi dico: e ora cosa faccio? Era un ottimo impiego, con un buono stipendio! Come ho potuto fare una tale sciocchezza? Non posso tornare indietro!

Poi, grazie a Dio mi sveglio.

Provo lo stesso smarrimento quando penso alla nostra storia. Al momento esatto in cui le nostre vite si sono separate. All’istante in cui mi sono trovata davanti al bivio e la nuova via da percorrere era obbligata. Che già in quel momento non c’era scelta. Era tutto deciso.

Stavolta, però, non si tratta di un sogno. Non mi sveglierò.

Come è potuto accadere?

Avevo una vita, con te. Ora non  ho più nulla.

Ora sono sola.

Forse sono stata una pazza. Avrei dovuto impegnarmi, molto di più, per far funzionare le cose.

Forse, però, non sarebbe servito a nulla.