E vissero felici e contenti…. si, ma dopo?

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Ve lo racconto io. Non che la mia sia diversa dalle altre storie, ma è la mia e ho voglia di raccontarla. Dicono sia terapeutico. Magari riuscirò a ritrovarmi in questo groviglio di pensieri, sentimenti e sensazioni. Insomma un vero casino!

Sembrava la storia più bella del mondo. Lui, romantico e creativo. L’uomo che ogni donna desidera, era originale in tutto. Ricordo ancora il picnic in macchina. I finestrini erano aperti, non dovevo sentire il profumo delle cose buone che aveva portato, era una sorpresa. Mi portò in un posto meraviglioso: il Gianicolo. Roma, ottobre, il tramonto: what else? Insomma, il principe azzurro. Il bravo ragazzo che tutte vorrebbero incontrare. Tutti i giorni sotto il tergicristallo della mia macchina trovavo un biglietto con frasi d’amore, insieme ad un cioccolatino che puntualmente si scioglieva al sole. Tutto questo è andato avanti per diversi mesi, poi i cioccolatini sono scomparsi. Però erano rimaste le frasi d’amore, sino al giorno in cui mi ha chiesto di sposarlo: con un biglietto infilato tra le lenzuola. Come non amare un uomo così? Pensavo sarebbe durata per sempre. Mai pensato, neppure un secondo, che potesse finire. Neppure quando discutevamo. Una pratica che negli ultimi tempi era diventata frequentissima! Credevo che la condivisione di gioie e dolori  fosse collante per noi. Credevo fossimo una sola cosa. Forse per un po’ lo siamo stati. Sino a quando il suo lavoro ha cambiato la nostra vita. Il tempo dell’amore semplice è terminato. La favola è finita. Sempre in viaggio per il mondo. Circondato da mille tentazioni, ricchezza e donne affascinati. Quelle donne a cui non interessa che musica ascolta, quella musica che è la nostra perché cresciuta insieme a noi. A loro interessa solo quello che rappresenta quell’abito, rigorosamente si misura, non quello che c’è sotto. Magari quello che c’è in tasca, quello si.
La cesta del picnic? Si è trasformata in flute e champagne.
Il Gianicolo? Nel roof garden di lussuosi alberghi, nei quali, però, portava anche “Louboutin tacco 12”! Hei? Tacco 12? Ora è tutto vostro. Esco di scena.
L’amore si trasforma. Le farfalle nello stomaco non durano a lungo. Ma quello che resta, per me, è molto più importante e meraviglioso.
Per lui non è stato così.

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8 thoughts on “E vissero felici e contenti…. si, ma dopo?

  1. Il vuoto di commenti qui sotto è solo perchè se quel dolore, prorio quello, non uno simile, quello di perdita di ciò che credevi davvero fosse per sempre, il dolore per aver strappato il libro della tua vita che credevi già scritto in due e bruciato i prossimi 30 anni, tutti da riscrivere, quel dolore se non l’hai sentito, se non ti ha quasi uccisa è forse poco comprensibile. E le parole inevitabilmente di circostanza. Mi si accartoccia il cuore a leggere queste righe, per te, per me. Perchè so esattametne cosa tu abbia provato. (anche se nel mio caso non c’era nessun tacco 12 ma un paio di forbici e capelli altrui sul pavimento …)

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  2. Mi piacerebbe collocare temporalmente questa storia. Credo ci sia una questione generazionale anche. Forse. Forse non siete riusciti a crescere insieme. Forse lui si è fatto incantare dalla superficialità. Forse si è fatto abbindolare dall’apparenza. E ha trascurato la sostanza. Arriverà, forse, a capire che ha fatto una cazzata. Ma ci arriverà quando scoprirà a sue spese che l’apparenza e la sostanza sono due cose differenti. Quando si troverà solo.
    Posso darti un abbraccio, sapendo che non servirà a lenire la sofferenza. E se ne sente tanta, di sofferenza. Tanta davvero.
    E guarda. Non è “simile” a un lutto. E’ un lutto vero e proprio, va elaborato e superato.

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    1. Lo so, sembra un copione vero? E’ capitato anche a me, certe storie sembrano tutte uguali, questo, però, ci fa sentire meno sole. Almeno per me è così, condividere la stessa dolorosa esperienza alleggerisce molto il peso… un abbraccio.

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