Senza pelle…

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Sono nata di nuovo. Stavolta, però, senza pelle.

Sento il dolore, il freddo e la paura come fossi nuda.

Quando morì mio fratello mi sembrò un incubo, eppure lo superai. Avevo te, al mio fianco.

Il dolore che sento è esattamente lo stesso di allora, ma tu non sarai vicino a me momenti più bui della mia nuova vita.
Ti ho perso per sempre, ho perso il mio punto fermo.
Il posticino caldo dove riposare quando sarò stanca e triste.

Ho tanta paura di questa solitudine. Mi sento catapultata in una vita che non mi appartiene, da sola.

Si fa strada nei miei pensieri la consapevolezza che io e te ci vorremo bene ancora a lungo, ma non saremo mai più in due. Eravamo una fortezza.

Ho capito che non abbiamo colpa, entrambi. Eravamo diversi, troppo.

Lo sapevo, si, ma non credevo sarebbe stato un ostacolo.
Ti ho amato infinitamente, anche se mi faceva fatica starti dietro.

Tu, pieno di energie, con un bisogno costante di novità, di movimento.
Io con un bisogno enorme d’amore e serenità.
Desideravo con te una vita tranquilla, mentre tu pativi quella tranquillità.
Io soffrivo a starti dietro.

Credo non sarebbe durata diciannove anni se non ci fossimo voluti bene veremente.
Io sarei rimasta, in ogni caso, perché ero cauta, al contrario di te.

Eppure, quando ti penso, ricordo la tua esuberanza con un sorriso. Adoravo il tuo entusiasmo.
Niente sarà più come prima.

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3 thoughts on “Senza pelle…

  1. Non sarà più come prima. Ma non sarà necessariamente peggio. Quando dici “è durata” dalle righe cola anche dolore, e tanto, insieme all’amore. Intendo dire che non dev’essere stato facile comunque. Abbiamo un perverso meccanismo che nel momento in cui abbiamo un lutto ci fa ricordare solo le cose belle, e nasconde quelle brutte sotto il tappeto. Ecco, mentre stai arrivando alla consapevolezza che “non sarete mai più in due”, cerca di ricordare anche i momenti brutti insieme a quelli belli cerca di ricordare il risentimento, accanto all’amore, cerca di ricordare la tristezza, accanto all’allegria, cerca di ricordare il buio, accanto alla luce. Non per rivincita o per alimentare la rabbia, ma per arrivare a distaccarti emotivamente dalla situazione, e guardarla con occhi più obiettivi. In questo modo la disperazione si trasformerà in dolore, e il dolore pian piano si attenuerà per lasciar spazio alla melancolia, come credo di averti già detto altrove. E di nuovo, non è un errore di stampa. Un abbraccio.

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