“Happiness only real when shared”

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Hai voglia a dire che devi trovare la felicità in te!

Navigando qua e là nel web mi sono imbattuta in un articolo che parlava dell’esperimento più lungo della storia delle moderne scienze sociali: “Study of adult development”.

Lo studio indaga, da circa settanta anni, sulla formula di ciò che rende felici le persone.

In breve, sembrerebbe che i legami affettivi, soprattutto quando si arriva alla mezza età, siano la migliore arma per una vita lunga e felice. Resta inteso che questi legami debbano essere di qualità…

Da questo studio, infatti, emerge che le persone non raggiungono la fascia superiore del 10% nella graduatoria della felicità se non hanno una relazione di coppia. I legami affettivi, quindi, sono l’elemento essenziale che porta alla felicità.

I ricercatori non hanno dubbi: “solo chi ama ed è amato dal partner, ma anche da genitori, amici, fratelli – sostengono – può essere felice, aspirare ad una vita serena e molto probabilmente lunga”. Mettendo in evidenza solo chi ama ed è amato dal partner

Quindi, più le relazioni di coppia sono profonde e più probabile sarà la nostra longevità (caspita….!)

Lo psichiatra George Vaillant – che pare ancora oggi seguire l’esperimento “Study of adult development” – ci mette però in guardia dalle emozioni, sostenendo che “mentre quelle negative ci isolano, proteggendoci, quelle positive ci espongono al rifiuto e al cuore infranto. Ci rendono vulnerabili”.

Come si fà? Io ho un temperamento sanguigno! Adoro vivere di forti emozioni, soprattutto quando si parla di sentimenti. Tutta la mia vita, apparentemente pacata, ha ribollito dall’interno di forti sensazioni.

Quindi dovrei imparare a camminare con il freno tirato, felice della consapevolezza che, in questo modo, poche saranno le probabilità di andare a sbattere?

Restando nel mio angoletto caldo e sicuro riuscirò mai ad intraprendere una relazione? E se non sarà appagante dovrò pure morire presto? Ecchecc….!

Mah…! sempre più confusa.

In ogni caso la ricetta sembra essere la seguente : “la felicità è autentica solo se condivisa”, come scriverà il personaggio di “into the wild” prima di morire.

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10 thoughts on ““Happiness only real when shared”

  1. Ho un po’ un dubbio sulla correlazione che intercorre tra i dati “relazione duratura e felice” e “longevità”, penso che l’interpretazione più sensata sia che chi ha una vita regolare, la quale comprende molteplici aspetti come lavoro stabile, livello sanitario alto, capacità affettive efficaci, abbia più probabilità di vivere a lungo.
    Anche perché vivere in condizioni economiche, sanitarie, sociali precarie non facilita certo durata e completezza del rapporto di coppia, ma forse l’autore dell’articolo asserirebbe che la felicità della coppia determini lo status economico-sociale della famiglia.

    Sicuramente ogni aspetto della vita di un individuo è correlato agli altri, ma tranquilla: dubito che essere single farà fuori qualcuno.

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  2. La felicità.
    È da quando l’essere umano è stato “inventato” che si pone il quesito di ottenerla. Viene da pensare proprio questo alla luce di tutto quello che è stato scritto attraverso i secoli e la quantità di soluzioni ipotizzate, tra cui le varie religioni. Mi sembra che la soluzione ottimale-universale, nonostante la pretesa di certi profeti di averla individuata (e anche di imporla) resti affidata alla ricerca del singolo individuo.
    (Sempre che la felicità in senso assoluto esista, che forse, sarebbe più prudente parlare di serenità. TRaguardo quest’ultimo più possibile e tranquillo, ma che offre tutto l’appagamento di un mare accogliente dove abbandonarsi senza pretende niente di più.)

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    1. Vero, è senza dubbio più prudente parlare di serenità ma, sai, è tutta la vita che sono prudente: ora vorrei assaporare l’imprudenza della felicità! Voglio sentire quel solletico sotto la pelle che ti fa sentire la vita mentre ti attraversa! Una sensazione già provata, rarissime volte, meravigliosa, ed è per questo che non riesco proprio a rinunciarci. Voglio amare e sentirmi amata! Sarò forse una folle, un’inguaribile sognatrice, ma lo voglio ancora. Con un po’ di alcol in corpo certe sensazioni sono ancora più forti ed io, stasera, ho bevuto un po’… Grazie Guido, adoro leggere i tuoi commenti.

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  3. Non c’è nulla di più soggettivo della felicità. Non solo, varia all’interno della stessa persona a seconda del momento in cui si trova. Francamente la ricerca lascia un po’ il tempo che trova a parer mio, d’accordo anche con le osservazioni di mezzatazza. Concordo invece sul fenomeno amplificante della condivisione. Tu intanto comincia a condividere con me qualsiasi cosa sia, che se è bello lo saraà di più e se fa schifo … rimarrà uno schifo ma condividere un peso tende ad allegerirlo. Quasi sempre 😉 .

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  4. La felicità é un obiettivo primario per ogni essere umano che meriti tale appellativo.
    Non voglio annoiarti oltre misura ma mi piace ricordarti che la ricerca della felicità é già felicità essa stessa.
    In greco la parola che definisce la felicità é eudaimonia che vuol ricerca del proprio dai mon
    allora prova a farti un regalo
    prova a capire qual é il tuo daimon
    ho come la sensazione che tu l abbia perso di vista
    Fallo e poi ne parliamo.

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