I Principi Azzurri sono finiti.

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E poi succede che ti viene voglia di cambiare il titolo al tuo blog.

E ti succede proprio il giorno in cui ti svegli dal torpore di una vita spesa alla ricerca della favola.

Vivian? Sveglia!

Dai, vediamo. Conosci qualcuna a cui è andata bene? Qualcuna che ha legato la propria felicità ad un uomo e non se ne è pentita? Mai? Neppure una volta? Conosci qualche onesto principe che è tornato con la scarpetta di cristallo? No, vabbè, magari con un bouquet di rose?

Dai, un nome. Fammi un nome!

Mhmm, fammi pensare…

Ma sì: quella gran culo di Cenerentola!

Ma chi, quell’insipida sciacquetta mal vestita? La biondina senza né arte né parte? L’amica di Biancaneve? Quell’altra tonta che teneva pulita la casa di sette uomini, per giunta nani, gli preparava la cena, rifaceva i letti e gli cuciva le calze?

Ma dai Vivian, quella era una povera pazza che parlava e ballava con gli uccellini! Una che si è inventata una storia con una zucca che diventa carrozza! Ma dai, su! L’unica donna della storia del mondo maltrattata e felice.

Bisognerebbe riscriverla la storia della povera Cenerentola, che sogna la fuga di mezzanotte inseguita da un belloccio in calzamaglia e si ritrova a rotolare in una zucca senza ruote, trainata da un gruppo di pantegane che si credono cavalli, giù per una ripida scarpata, disseminata di illusioni, col reale rischio di rompersi l’osso del collo.
Povera ingenua Cenerentola,  abbindolata dalle chiacchiere dell’ultimo dei viziosi: il Principe Fedifrago in abito azzurro che si presenta alla festa dicendosi bisognoso d’amore e d’amare.

Vivian sveglia! La favola non esiste. Se ti infili in un bosco rischi d’incontrare il lupo.
E poi, i Principi – quelli della categoria degli accasati con prole al seguito – hanno una visione molto diversa della favola: un po’ di soddisfazione dell’indomita libido e qualche nuova emozione. Loro vivono l’amore a giorni alterni. Nel senso che si limitano ad amare giusto il tempo in cui dicono la parolina magica. Sì, perché loro, la parolina, la dicono senza pensarci troppo. Un ti amo, così, senza troppi coinvolgimenti. Nulla di serio. Loro non sanno che quando un principe ti piace tanto, la parolina crea aspettative. E già, il cervello delle Principesse è fatto così.
Ma tu, Vivian, non devi crederci, devi far finta di non averlo sentito. Perché lui, il Principe, ubriaco d’amore, al termine della festa torna a casa sua. E sta bene così: si è ricaricato le batterie ed è pronto per una nuova avventura!

Il principe ha radici profonde nella sua casa, tra le sue cose. Del resto, il Principe, lui una famiglia ce l’ha già, con tanto di castello.

Certo, se qualcuno, da bambine, invece di raccontarci la storia di “Cenerentola” di Perrault o dei fratelli Grimm, ci avesse erudito sul racconto dell’impavida “Zezolla” di Basile, avremmo imparato a burlarci del Principe, e nel vocabolario non avremmo trovato solo il significato della parola “Cenerentola” – buona fanciulla, maltrattata e umiliata come quella delle fiabe – ma alla voce “Zezolla” avremmo potuto leggere: donna determinata tutt’altro che passiva, dolce e comprensiva.

Il giro di boa, Vivian, l’hai oltrepassato da tempo. L’energia che sprigiona quell’inquietudine, che fermenta come magma nel sottosuolo dei tuoi desideri, rischia di spegnersi. Prima o poi. Non sprecarla con chi non vuole illuminarsi di te.

Smettila di fare la Cenerentola. Sii l’artefice della tua felicità.

Lo stampo del principe azzurro è stato gettato alla fine del libro. I principi azzurri sono finiti.

L’ultimo Highlander dei romantici ha gettato la maschera. Sotto c’era Dart Fener.
No, troppo alto.

 

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12 thoughts on “I Principi Azzurri sono finiti.

    1. Cara Tazza, la mia vita da adulta è stata segnata dai regali che ho ricevevo da bambina! Il dolceforno! Scopa e paletta! Ma la vera rovina è stato quel piccolo ferro da stiro con tanto di tavola! E’ lì che sono diventata una “cenerentola” per definizione. Da bambina mia madre mi insegnava a rifare i letti e a lavare i piatti, mentre i miei fratelli guardavano la tv comodamente distesi sul divano. Comunque, all’inizio sì, è stata favola. Bella. Anzi bellissima. Ma il finale mi fa molto riflettere…

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  1. Mah… bohh… sempre lo stesso o era un altro?

    La mia mamma mi raccontava la mitologia greca. Diceva che le fiabe erano diseducative.
    Per fortuna non mi sono innamorata di uomini sposati.
    Credo sia stata davvero una gran fortuna.
    La loro molla è più la vanità che il sesso. Quello potrebbero averlo in mille modi, senza stare a parlare d’amore.
    Il possesso e la presa su un’anima che poi puntualmente li spaventa per l’impegno di energie emotive che comporta, invece sono più eccitanti. Potere. Vanità. Eccitazione.
    Ritorno a casa, dolce casa.
    Fino alla prossima “scappatella”: si dice così, no?
    Nella mia non ampia esperienza ho visto uomini lasciare le mogli quando si davano le seguenti condizioni – e non sempre:
    lui parte economicamente e socialmente più forte della coppia (questo sempre)
    amante molto più giovane
    amante molto corteggiata e ricercata, seduttiva, quella che “gli amici ti invidiano”, insomma
    amante più ricca e socialmente o professionalmente di livello più alto della moglie
    amante molto più bella della moglie.

    Altro che consonanze di amorosi sensi, complicazioni logistiche, figli inconsolabili, pretese responsabilità familiari, insofferenza al possesso (AHAHAH!!!) con cui le amanti si ossessionano per anni, ma perché lui ma perché allora io: macché, questione di vanità e opportunità sociale…

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    1. Grande lezione quella della tua mamma, cara Pellegrina. Ho ricevuto un bel libro di favole quando ero bambina, che ho letto e riletto sino ad imparalo a memoria: ecco il guaio. Per il resto, sì, credo tu abbia ragione, è quasi sempre così. La storia di cui racconto non era tra le fattispecie da te citate…in fondo quello che dici l’ho sempre saputo, certo aprire gli occhi su una verità, tanto triste quanto vera, come quella delle relazioni, mi fa venire voglia di rinfilarmi nel letto… tu mi riporti sempre con i piedi per terra.

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      1. Cara mi dispiace, penso che non lo meriti, perché a differenza di altre persone non sei una che si tappa gli occhi e sta a contarsela tutte le sante volte.
        E’ una cosa mortificante per gli uomini in primo luogo che scelgano di comportarsi così, ma proprio tanto. A qualsiasi punto di implorazione disperazione e bassezza conducano un essere che si è fidato di loro, non importa: sono inescusabili e dovrebbero vergognarsene, non andarne fieri. O magari accettare di farsi domande: perché promettere a ripetizione ciò che si sa benissimo non avere intenzione né voglia di mantenere? Non ci sarà un problema? Loro, non delle partner? E allora con che faccia continuano per la stessa strada?

        La mia mamma diceva che il principe era un noioso insopportabile e che Cenerentola – Biancaneve, non so più, proprio non lo reggeva e preferiva mettersi a leggere o a fare qualcos’altro…
        poi mica è comodo neppure così, però almeno evita di mitizzare il supereroe.

        A letto però vacci per dormire o per folleggiare, anche per leggere, al limite! per fare colazione, ecco, ma NON per altro, mi raccomando!! 🙂
        Un abbraccio forte forte.

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      2. Grande saggia, consigliera, amica di penna! A letto ci vado per folleggiare! Poi, da sola, leggo un libro che qualche volta è davvero confortante. E dire che i supereroi io non li ho mai sopportati. Ma, a volte, dietro la maschera di Leopardi si nasconde Dart Fener in calzamaglia azzurra. È lì che ti frega! Comunque, ci ironizzo un po’ su. Avrei desiderato un finale diverso, non posso negarlo. Ma le cose sono andate meno peggio di quanto descrivo nei momenti di frustrazione. Peccato, ci siamo persi un’occasione per essere felici. Entrambi. Lui che non è stato capace di prendere posizione? Io che non ho saputo aspettare? Mah, forse è semplicemente una storia come tante, con un finale tanto scontato da sembrare il remake di un film, visto e rivisto. Proprio come dici tu.
        Un abbraccio a te, cara Pellegrina. 😘

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  2. Dart Fener che viene a letto in camicia da notte azzurra però bisognerebbe vederlo almeno una volta nella vita!
    Per spogliarlo, ovviamente 😛 e decidere a ragion veduta che è troppo inferiore alle aspettative per sprecarci del tempo.

    Comunque: sicure che gente così voglia davvero essere felice? Qualche dubbio viene. A loro rassicura poter ogni volta ricominciare l’avventura della seduzione lamentandosi di non essere felici e di non avere la forza di esserlo. Perché non è questione della moglie o delle amanti (plurale d’obbligo): è questione che non hanno il coraggio di districare i propri desideri e comportamenti. La rinuncia continua e la ripetizione dell’avventura fino a permettersi dichiarazioni d’amore senza domani MA non abbastanza da aprire la porta della stanza di Barbablù sono i diversivi che li salvano dall’introspezione, punto.
    Il guaio è che rigettano questa loro impasse emotiva e di vita su chi avvicinano e commuovono con la lamentela di una infelicità che scientemente continuano ad alimentare, cosa che un uomo degno di questo nome dovrebbe avere il fegato, diciamo, di evitare accuratamente.

    Se non sai fare niente per te, almeno evita di danneggiare gli altri. Se vuoi essere degno del nome di uomo.

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